di Vittorio Cianci, Lart

In alternativa alle fibre tessili naturali, come è noto, i produttori e creativi della Moda possono optare anche per fibre artificiali e sintetiche. Vediamo quali sono le diverse caratteristiche, analizzando poi uno dei casi più famosi: Lyocell-Tencel, fibra tessile cellulosica artificiale compatibile con l’ambiente

Occorre innanzitutto fare una distinzione, perché è facile confondere i termini “artificiale” e “sintetico”: entrambi si riferiscono a fibre realizzate attraverso l’intervento dell’uomo, ma che hanno uno sviluppo differente.

Le fibre tessili artificiali sono derivate da elementi naturali (origine cellulosica o proteica) e si ottengono con materie prime rinnovabili, nella maggior parte dei casi piante e alberi; subiscono poi lavorazioni e trattamenti chimici che ne alterano le caratteristiche di partenza (allo scopo di migliorarle) e ricoprono nella produzione un ruolo tanto importante quanto impattante a livello ambientale.

Le fibre tessili sintetiche, anch’esse né biodegradabili né riciclabili – ad esempio poliestere, nylon, elastan, poliuretano, acrilico, fibre poliammidiche – sono create a partire da polimeri che derivano per la maggior parte da combustibili fossili, tranne una ristretta nicchia di nuova generazione (le “fibre sintetiche bio-based”) che è realizzata con risorse vegetali (ad esempio olio di ricino).

Test di identificazione delle fibre con fiamma

Per avere conferma della differenza tra fibre artificiali e sintetiche, si può ricorrere al test di identificazione delle fibre con fiamma: l’analisi delle ceneri [vedi box] indica chiaramente l’origine artificiale “cellulosa” o sintetica “petrolio”. Nella prova, si avvicina lentamente alla fiamma una piccola parte del campione e si osserva le caratteristiche delle ceneri: granulo duro di plastica per le fibre sintetiche, polvere friabile impalpabile (cenere da legno) per le fibre artificiali (Fig. 1 e 2).

Le fibre artificiali, in merito al grado di sostenibilità, si differenziano tra loro per:

  • l’impiego di sostanze chimiche più o meno dannose;
  • la durata del processo di trasformazione;
  • l’utilizzo di acqua ed energia;
  • la tipologia di legno utilizzato (velocità di crescita degli alberi, produttività del terreno, tonnellata di fibra per acro, quantità di irrigazione necessaria, ricrescita ecc.) (Fig. 3, 4, 5, 6, 7).

Ad esempio, la viscosa – la più diffusa tra le fibre artificiali – nel processo di trasformazione della pasta di legno in fibra subisce un processo chimico-tecnologico lungo, con numerosi passaggi e con un uso elevato di sostanze chimiche, energia e acqua.

FIBRA ANALISI DELLE CENERI IN DIFFERENTI FIBRE
Acetato Lascia un granulo fragile, nero, di forma irregolare
Acrilica Lascia un granulo duro, nero, di forma irregolare
Nylon Lascia un granulo duro, resistente, grigio, tondeggiante
Poliestere Lascia un granulo duro, resistente, nero, tondeggiante
Viscosa Non lascia nessun pezzo o granulo
Cotone Non lascia nessun pezzo o granulo

Lyocell

Una famosa fibra artificiale è il Lyocell realizzato dal produttore austriaco Lenzing, che contrassegna le proprie fibre ottenute dalla polpa di eucalipto con “Tencel Lyocell”

e dalla polpa di faggio con “Tencel Modal”. Il Lyocell è ottenuto dalla cellulosa di alberi coltivati in modo responsabile e non intensivo, in foreste certificate (Forest Stewardship Council).

I capi che ne risultano sono sostenibili ed ecologici anche perché i prodotti chimici utilizzati per la produzione non sono tossici e possono essere riutilizzati, quindi non vengono rilasciati nell’ambiente.

Il processo di produzione della fibra Lyocell:

  • si svolge in un tempo ridotto;
  • anziché impiegare complesse e inquinanti trasformazioni chimiche con numerosi passaggi intermedi, si basa sul principio di rigenerare la cellulosa da una soluzione in solvente organico e non tossico, riducendo così l’impatto ambientale;
  • si ottiene una fibra con caratteristiche fisiche migliori, grazie alla minor degradazione subita dalla cellulosa originale.

Per il processo produttivo detto “anello chiuso”, il Tencel utilizza il solvente non tossico N-Metilmorfolina-N-Ossido (NMMO). Il 99% dell’ossido di ammina utilizzato per sciogliere la cellulosa e impostare la fibra dopo la filatura viene recuperato e riutilizzato nel processo di fabbricazione. Il ciclo di trasformazione prevede il riciclaggio dell’acqua utilizzata e l’intero processo di produzione del Lyocell richiede solo 2 ore.

 

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