Avv. Giuseppe Croari – Dott.ssa Emma Roberti
L’intelligenza artificiale è ormai sempre più presente nei processi creativi e produttivi del settore della Moda, trovando applicazione nello sviluppo di concept, nella modifica delle immagini, nell’elaborazione di varianti di un modello e nella progettazione di nuovi prodotti. L’utilizzo di tali strumenti, tuttavia, non riguarda soltanto i contenuti generati dall’AI, ma anche le informazioni che vengono inserite nei sistemi. Un designer può infatti caricare bozzetti inediti, fotografie di prototipi, indicazioni sui materiali, tecniche di lavorazione o soluzioni progettuali non ancora divulgate, tutte informazioni che possono rappresentare un importante valore economico e competitivo per l’impresa.
In questo contesto assume particolare rilievo la disciplina del segreto commerciale prevista dagli artt. 98 e 99 del Codice della proprietà industriale. Le informazioni aziendali possono beneficiare di tale tutela quando sono segrete, hanno valore economico proprio in ragione della loro segretezza e siano sottoposte a misure ragionevolmente adeguate a mantenerle riservate. L’utilizzo di una piattaforma di AI deve quindi essere valutato anche in relazione alla capacità dell’impresa di mantenere il controllo sulle informazioni riservate. Occorre, in particolare, verificare dove i dati vengono trasferiti, chi può accedervi, per quanto tempo vengono conservati e per quali finalità possono essere utilizzati.
Protezione dei dati personali e sicurezza dei sistemi di IA
Accanto alla tutela del know-how, l’utilizzo dell’AI può comportare problematiche relative alla protezione dei dati personali. I materiali caricati su una piattaforma possono infatti contenere nomi, fotografie, recapiti o altre informazioni riferibili a persone fisiche. Il loro trattamento deve pertanto essere valutato alla luce del GDPR (Reg. UE 679/2016), in particolare dei principi stabiliti dall’art. 5, che richiede che i dati siano trattati in modo lecito e trasparente, per finalità determinate e in misura non eccedente rispetto a quanto necessario.
È inoltre necessario verificare la presenza di un’adeguata base giuridica ai sensi dell’art. 6 GDPR e adottare misure di sicurezza adeguate al rischio, come richiesto dall’art. 32. Nel caso degli strumenti di AI, ciò implica anche analizzare le condizioni del servizio utilizzato, le modalità di conservazione degli input, i soggetti che possono accedere ai dati e l’eventuale possibilità che le informazioni vengano utilizzate per finalità ulteriori rispetto a quelle originariamente previste. La verifica delle condizioni contrattuali e delle garanzie offerte dal provider diventa quindi un elemento essenziale per una corretta gestione delle informazioni.
Regole interne e responsabilizzazione dei collaboratori
Un rischio particolarmente significativo si presenta quando i dipendenti o i collaboratori utilizzano account personali o strumenti di AI scelti autonomamente, al di fuori delle procedure aziendali. In tali circostanze, l’impresa può perdere il controllo non solo sui dati personali, ma anche sulle informazioni riservate e sul proprio patrimonio di conoscenze. Per questo motivo, l’utilizzo dell’AI dovrebbe essere inserito all’interno di un sistema di regole e procedure interne.
L’impresa dovrebbe individuare gli strumenti autorizzati, classificare le informazioni in base al loro livello di riservatezza e stabilire quali contenuti possano essere inseriti nei diversi sistemi. A tali misure dovrebbero affiancarsi policy interne, procedure operative e attività di formazione del personale, finalizzate a garantire un utilizzo consapevole e sicuro dell’intelligenza artificiale. In questa prospettiva, l’obiettivo non è necessariamente vietare l’utilizzo dell’AI, ma governarlo, definendo con chiarezza quali informazioni possono essere affidate allo strumento e a quali condizioni.
AI e tutela del processo creativo nella Moda
La necessità di adottare tali cautele assume particolare importanza nel settore della Moda, nel quale la riservatezza può riguardare non soltanto il prodotto finale, ma l’intero percorso creativo e produttivo. Un progetto può infatti avere valore proprio perché non è ancora stato divulgato: la pubblicazione prematura di un bozzetto, di un prototipo o di una particolare soluzione tecnica può incidere sul vantaggio competitivo dell’impresa e, in alcuni casi, compromettere una strategia commerciale basata sulla riservatezza.
L’intelligenza artificiale non modifica, quindi, i principi fondamentali posti a tutela del know-how e dei dati personali, ma amplia le situazioni nelle quali l’impresa deve prestare attenzione alla sicurezza delle proprie informazioni. Nel rapporto tra Moda e AI, la gestione dell’informazione diventa pertanto parte integrante della strategia aziendale: utilizzare efficacemente l’intelligenza artificiale significa anche sapere quali informazioni è possibile metterle a disposizione e quali, invece, devono rimanere protette. Proteggere un bozzetto significa, in definitiva, proteggere anche il percorso creativo e informativo che quel bozzetto rappresenta.




