Tessile

La sostenibilità come elemento chiave di competitività e innovazione

Innovazione. Ricerca e Sviluppo. Competitività. Un percorso apparentemente semplice, da tutti considerato la condizione necessaria per salvaguardare il settore tessile che è chiamato ormai da anni a competere in un mercato globale turbolento e complesso. Un percorso che può ritrovare nuovo vigore nel concetto di sostenibilità

Green or grayInghilterra, XVIII secolo: il sistema economico inglese viene investito da una profonda trasformazione che prenderà nel tempo il nome di “Prima rivoluzione industriale”. Il primo comparto produttivo a essere investito da tale radicale cambiamento è il settore tessile, che inizia così la propria storia di innovazione tecnologica e di successo economico.

Europa, XXI secolo: nonostante la forte competizione proveniente dalle economie in via di sviluppo, in particolare dal cosiddetto Far-East, la produzione tessile ancora rappresenta una fonte importante per la creazione di valore per l’Unione Europea, soprattutto grazie a strategie di ricerca e innovazione vincenti per lo sviluppo di nuovi prodotti, processi e modelli di business. Secondo le ultime stime rilasciate da Euratex, infatti, nel 2013 le circa 173.000 imprese che componevano il settore tessile europeo hanno occupato oltre 1,6 milioni di posti di lavoro, generando un fatturato di oltre 166 miliardi di euro.

Questa storia di successo lunga più di 300 anni ha però portato con sé profondi impatti ambientali, sostanzialmente riconducibili a 4 aree: i) consumo di risorse (energia, acqua, gas, materiali di processo, terreni), ii) utilizzo di sostanze chimiche dannose e loro rilascio nell’ambiente, iii) produzione di rifiuti solidi e iv) emissioni dirette di CO2. Gli ultimi decenni del XX secolo hanno visto così nascere una nuova coscienza ambientale e la consapevolezza che fosse necessario agire per salvaguardare l’ecosistema in cui viviamo, prima con movimenti isolati, poi attraverso l’istituzione di iniziative, gruppi di lavoro e progetti sempre più strutturati.

Il livello macroeconomico

A livello macroeconomico europeo, a partire dagli anni 2000, sono state lanciate numerose iniziative al fine di diffondere il concetto di sostenibilità ambientale, attraverso accordi multilaterali tra le istituzioni pubbliche e i diversi attori della filiera. In questo senso, numerose direttive europee relative all’ambiente influenzano direttamente l’industria tessile, in particolare quelle relative alla gestione dei rifiuti, delle emissioni industriali e dell’utilizzo prodotti chimici, come per esempio la direttiva “Prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento” (IPPC), l’Emission Trading System (ETS), il regolamento sulla raccolta, valutazione, autorizzazione e limitazione all’uso delle sostanze chimiche (REACH – “Registration, Evaluation, Authorisation of Chemicals”) e la direttiva quadro sulle acque 2000/60/CE.

L’applicazione di pratiche di sostenibilità da parte delle aziende tessili italiane è stato l’oggetto della ricerca condotta lo scorso anno dall’Università degli Studi di Bergamo in collaborazione con Logislab del Polo Universitario “Città di Prato” e con il Dipartimento di Ingegneria Industriale e Scienze Matematiche dell’Università Politecnica delle Marche.

In primo luogo, la ricerca ha portato alla definizione di un modello di classificazione delle pratiche di sostenibilità ambientale utilizzabili dalle imprese operanti nel settore del tessile/abbigliamento/pelletteria. Tale modello si struttura in sei macro-categorie: i) Prodotto e Servizi; ii) Processo produttivo; iii) Supply Chain Management; iv) Cultura aziendale; v) Governance; e vi) Altro. A sua volta, ogni categoria si compone di differenti sotto categorie, contenenti specifiche pratiche, per un totale di 46 azioni necessarie a migliorare la sostenibilità ambientale, come sinteticamente descritto di seguito.

Prodotti e Servizi

La prima categoria del modello di mappatura comprende tutte le pratiche relative al consumo di risorse necessarie alla realizzazione del prodotto finale e i relativi servizi associati al prodotto stesso. In questa categoria è compresa l’adozione di strumenti di analisi sistematica del ciclo di vita dei prodotti finali, l’utilizzo di metodologie atte a migliorare la progettazione del prodotto e del processo di sviluppo, nonché qualsiasi azione utile al miglioramento della sostenibilità ambientale dell’azienda. Più nello specifico, per la categoria Prodotti e i Servizi sono state individuate le seguenti pratiche:

  • Metodologie per il calcolo dell’impatto ambientale lungo tutto il ciclo di vita del prodotto, come per esempio il Life Cycle Assessment (LCA).
  • Certificazioni di sostenibilità del prodotto.
  • Eco-design.

Questa prima categoria comprende inoltre tutte le pratiche riguardanti il consumo e la selezione delle materie prime di cui il prodotto finale sarà costituito, tra cui:

  • Utilizzo di materiali biodegradabili/naturali/organici.
  • Utilizzo di materiali da riciclo.
  • Riduzione dell’utilizzo di materiali inquinanti nei prodotti.
  • Utilizzo di materie prime vicino al punto di reperimento.

Sono inoltre comprese in questa categoria anche tutte le pratiche relative agli imballaggi dei prodotti, quali:

  • Packaging riutilizzabile.
  • Materiali riciclabile e rinnovabili per l’imballaggio.
  • Riduzione del peso e dell’ingombro.

Processo produttivo

La seconda categoria individuata è quella comprendente tutte le azioni sostenibili legate ai processi produttivi. A livello generale è possibile intervenire sulla sostenibilità dei processi attraverso l’implementazione di:

  • Metodologie per il calcolo dell’impatto ambientale lungo tutto il processo di produzione (LCA, Carbon Footprint, ecc.);
  • Sistemi di misurazione delle performance ambientali.
  • Sviluppo di linee guida/procedure per la produzione sostenibile.
  • Certificazioni di sostenibilità del processo/sistema di gestione.

Dal punto di vista del risparmio energetico, le pratiche individuate sono state raggruppate in una specifica sotto-categoria:

  • Implementazione di tecnologie a maggiore efficienza energetica.
  • Implementazione di tecnologie per il recupero di energia.
  • Produzione di energia da fonti rinnovabili.
  • Utilizzo di energie rinnovabili.

Per quanto riguarda la sottocategoria dell’acqua, invece, sono state identificate le seguenti pratiche:

  • Implementazione di tecnologie a minore consumo di acqua.
  • Pulizia e trattamento delle acque reflue.
  • Riciclo e riutilizzo dell’acqua.

Per migliorare la gestione dei rifiuti e combattere gli sprechi, le pratiche implementabili riferiscono a:

  • Ottimizzazione dei processi per l’eliminazione degli sprechi e la riduzione dei rifiuti (esempio: applicazione dei principi propri della Lean Production).
  • Gestione dei rifiuti (smaltimento, raccolta differenziata, ecc.).
  • Recupero e riutilizzo degli sfridi e degli scarti all’interno del processo produttivo.
  • Recupero e riutilizzo degli sfridi e degli scarti come fonte energetica.

Infine, per materiali di processo, sono state identificate le seguenti pratiche:

  • utilizzo di materiali di processo naturali/bio-compatibili.
  • utilizzo di materiali di processo che permettono un minore consumo di risorse (es.: attivi a basse temperature).

Supply Chain

La terza macro-area di sostenibilità riguarda la filiera di fornitura e di distribuzione dei prodotti. Nello specifico, le pratiche che possono essere adottate sono:

  • Selezione di fornitori con forti credenziali ambientali.
  • Incentivazione dei fornitori a implementare e migliorare le pratiche di sostenibilità.
  • Certificazioni di sostenibilità della fornitura.

All’interno di questa categoria, si distingue la sottocategoria relativa in modo specifico ai trasporti, ovvero:

  • Ottimizzazione delle reti di distribuzione.
  • Pianificazione ottimale dei percorsi.
  • Utilizzo di mezzi di trasporto a pieno carico.
  • Attività periodiche di controllo e manutenzione dei mezzi.
  • Utilizzo di mezzi a trazione alternativa (metano, elettrica, ibrida).
  • Monitoraggio e promozione di una guida efficiente.

Con questa categorie si esauriscono le pratiche sostenibili nelle principali aree di intervento. Ci sono però altre azioni, con altrettanta importanza anche se meno numerose, che sono state classificate nelle categorie descritte nei successivi paragrafi, in particolare nell’ambito della cultura e della governance di una azienda.

Cultura aziendale

In questa categoria vengono racchiuse tutte le azioni utili alla gestione, diffusione e promozione della sostenibilità ambientale, sia verso l’interno sia verso l’esterno:

  • Programmi di formazione per i propri dipendenti.
  • Sensibilizzazione dei clienti e promozione di una cultura eco-sostenibile.
  • Sensibilizzazione dei fornitori e promozione di una cultura eco-sostenibile.
  • Cooperazioni e partnership con stakeholder, organizzazioni, associazioni, comunità locali, ecc.

Governance

Questa categoria comprende tutte le iniziative che hanno l’obiettivo di gestire, in modo adeguato, le strategie e le attività di sostenibilità dell’azienda, nella sua totalità:

  • Realizzazione di Documenti, Report (Bilancio Sostenibilità o simili).
  • Sezioni, sui siti ufficiali dell’azienda, dedicate al tema della sostenibilità.
  • Istituzione di un Sustainability Advisory Board.

Altro

Infine, è stata inserita una categoria in cui includere tutti gli aspetti atipici che però possono essere ugualmente utili a favorire un’attività industriale e commerciale più sostenibile, dal punto di vista ambientale, ovvero:

  • Pratiche di preservazione della biodiversità.
  • Creazione di aree verdi e/o aree protette, per compensare alle emissioni di CO2.
  • Acquisizione di certificati verdi.

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Figura 1

Quelle sopra elencate sono tutte le pratiche potenzialmente adottabili dalle aziende tessili, dell’abbigliamento, della pelle e delle calzature (TCL – Textile Clothing Leather), per perseguire strategie di sostenibilità. Il framework sviluppato è stato in seguito utilizzato per mappare la diffusione di pratiche di sostenibilità all’interno del settori TCL (rispettivamente descritti dai codici ATECO 13, 14 e 15). I risultati nel seguito riportati riferiscono al settore tessile, descritto dal codice ATECO 13. Tale analisi è stata condotta attraverso la consultazione dei siti Web delle aziende tessili e la ricerca d’informazioni relative all’adozione di una o più pratiche di sostenibilità. L’utilizzo dei siti Web come fonte principale d’informazione, seppure limitata, ha permesso di raccogliere in un arco di tempo relativamente ristretto un cospicuo numero di osservazioni. Il campione delle aziende italiane analizzato è stato estratto dal database AIDA, comprendente tutte le società di capitale operanti nel territorio italiano, utilizzando i codici ATECO 13 (Industrie tessili), per un totale di 2.617 (estrazione condotta nel maggio 2013). Di queste, 1.108 imprese (42%) non avevano un sito Web. Di conseguenza, l’analisi è stata focalizzata sulle restanti 1.509 imprese. Tra queste ultime, solo per 322 aziende (12%) è stata riscontrata l’implementazione di almeno una pratica: le basse percentuali di adozione, infatti, confermano un impegno limitato delle imprese tessili ad approcciarsi al concetto di sostenibilità ambientale all’interno delle loro strategie di business. Le aziende che dichiarano di adottare almeno una pratica di sostenibilità sono state poi raggruppate sulla base della dimensione aziendale in termini di fatturato (un’impresa è considerata micro se ha un fatturato annuo inferiore o uguale a 2 mln €, piccola se ha un fatturato compreso fra i 2 e i 10 mln € e media se ha un fatturato inferiore o uguale a 50 mln €; le aziende con un fatturato maggiore a 50 mln € all’anno sono considerate grandi. Figura 1), evidenziando come siano prevalentemente le aziende di medio-grandi dimensioni a essere attive sul tema della sostenibilità e della sua comunicazione tramite Web.

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Figura 2

Successivamente, sono state individuate le pratiche adottate con maggior frequenza dalle aziende operanti all’interno di questo settore (Figura 2). La pratica più utilizzata dalle aziende tessili è risultata essere quella relativa alla certificazione di prodotto (48%), tra cui l’Oeko -Tex Standard 100, Seri.co ed Ecolabel. Sempre all’interno della categoria prodotto/servizio, una discreta attenzione (22%) è rivolta anche alla scelta di materie prime eco-compatibili. Anche azioni mirate a ottenere una certificazione di processo sono attuate da circa il 22% del campione, con riferimento alle norma ISO 14001:2004 e alla certificazione EMAS. Pratiche relative al miglioramento dell’efficienza energetica o della produzione di energia da fonti rinnovabili, come l’utilizzo di energia solare ed eolica, sono applicate, rispettivamente dal 16% e dal 15% delle aziende del campione. Le altre pratiche attuate da oltre il 10 % delle aziende tessili del campione sono l’ottimizzazione dei processi per l’eliminazione degli sprechi e dei rifiuti (13%), la pulizia e il trattamento delle acque reflue (12%) e l’utilizzo di materiali di processo naturali/bio-compatibili (11%). Aspetti comunque importanti come il Packaging, la supply chain e la logistica, nonché la governance della sostenibilità risultano essere a oggi sostanzialmente trascurati dalle aziende tessili.

La distribuzione delle differenti frequenze di adozione per ciascuna categoria di pratiche è mostrato in Figura 3. Appare infine evidente come, passando dalle aziende appartenenti alla categoria micro a quelle appartenenti alla categoria large, l’attenzione si sposti percettibilmente anche verso l’attuazione di pratiche relative alla cultura aziendale e alla governance.

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Figura 3

Dai dati precedentemente discussi si può notare come le imprese tessili italiane prese in esame non siano ancora completamente orientate verso la sostenibilità: infatti solo il 12% del campione dichiara l’implementazione di almeno una pratica di sostenibilità. Gli impatti ambientali della produzione di prodotti tessili sono molti e di varie tipologie: il primo passo per intervenire è riconoscere questa complessità. Non esiste quindi una soluzione che vada bene per tutto, ma è necessario individuare un insieme di interventi e azioni che agiscano in modo sinergico, coerentemente con la strategia aziendale. Alla necessità di una maggiore pervasività di pratiche di sostenibilità a livello aziendale si associa la necessità di un approccio sistemico, che coinvolga trasversalmente l’intera filiera, come nel seguito discusso.

Il livello della catena di valore e l’Osservatorio Tessile & Sostenibilità

Poiché il massimo delle opportunità vengono colte ragionando in termini di ciclo di vita di prodotto, diventa essenziale instaurare collaborazioni all’interno della catena di valore, comprendente le filiere di fornitura, produzione, commercializzazione e, in ultima analisi, di consumo. In questo contesto la collaborazione diventa un valore superiore alla stessa tradizionale riservatezza dei vantaggi industriali. Se infatti da un lato le aziende devono ripensare le proprie attività comprendendo la sostenibilità tra i nuovi obiettivi strategici, dall’altro, l’orizzonte delle azioni da intraprendere deve espandersi dal livello di singola azienda a un livello più vasto di catena del valore. Ad oggi, però, ancora poche imprese collaborano in attivamente con l’intera catena di valore legata al settore tessile, e ancora meno comunicano con efficacia le proprie azioni e i propri risultati.

Proprio in quest’ottica nasce l’iniziativa “Osservatorio Tessile & Sostenibilità” (OT&S), http://www.unibg.it/gitt-otes, promosso dal centro di ricerca GITT (Gestione dell’Innovazione e del Trasferimento Tecnologico) dell’Università degli Studi di Bergamo. OT&S mira infatti a diventare un punto di riferimento nazionale per la sostenibilità del settore tessile negli ambiti della ricerca scientifica, della formazione e del trasferimento tecnologico, creando un network di eccellenza. In particolare, l’OT&S si propone di:

  • stimolare il dibattito e la comparazione in termini di strategie, procedure, pratiche e tecnologie per la sostenibilità attraverso una continua attività di benchmarking;
  • generare conoscenza e sviluppare linee guida di gestione strategica, tattica e operativa sul tema della sostenibilità, attraverso la creazione di una “roadmap per la sostenibilità”, frutto di una rigorosa attività di ricerca;
  • comprendere nel tempo l’impatto della gestione della sostenibilità sulle performance aziendali, in modo da fornire alle aziende uno strumento per misurare e comunicare il valore di un approccio sostenibile
  • promuovere e consolidare il networking tra le aziende che si occupano di questo tema.

L’Osservatorio si rivolge in particolare ai manager e ai decision maker delle aziende del tessile per fornire loro informazioni sulle opportunità offerte dall’applicazione dei concetti di sostenibilità per il miglioramento delle performance aziendali. L’Osservatorio si rivolge inoltre a tutti gli stakeholder delle aziende operanti nel settore tessile (aziende del meccano-tessile, aziende chimiche, aziende di ICT, enti di certificazione, istituzioni nazionali ed europee, associazioni dei consumatori, ecc.), agendo quindi come ente di trasferimento dell’innovazione lungo l’intera catena di valore del settore tessile, e costituendo una sorta di punto di incontro tra le diverse risorse che oggi contribuiscono al miglioramento del livello di sostenibilità dell’intero comparto.

Per l’anno 2014/2015, il tema specifico di riferimento che verrà affrontato dall’Osservatorio sarà lo studio dell’efficienza dei processi produttivi tessili, in particolare per quanto riguarda le tecnologie, i materiali di processo, gli strumenti e le metodologie a oggi presenti sul mercato che possano supportare le aziende per diminuire il consumo di risorse (energia, acqua, gas e sostanze chimiche). La ricerca verrà condotta grazie anche a una stretta collaborazione con le filiere degli stakeholder sopra menzionati, creando quindi una visione sistemica e portando al dialogo i vari attori che in modo sinergico possono contribuire a una migliore efficienza dei processi produttivi tessili.

Sostenibilità e Innovazione: un binomio imprescindibile

Innovazione. Ricerca e Sviluppo. Competitività. Un percorso apparentemente semplice, da tutti considerato la condizione necessaria per salvaguardare il settore tessile che è chiamato ormai da anni a competere in un mercato globale turbolento e complesso. Un percorso però, difficile nei fatti e che richiede una ricerca costante di nuove combinazioni di tecnologie, processi, prodotti e mercati. Un percorso che può ritrovare nuovo vigore nel concetto di sostenibilità: non è infatti la sostenibilità ad avere bisogno dell’innovazione per perseguire il proprio obiettivo di soddisfare i bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri, ma è l’innovazione ad avere oggi bisogno della sostenibilità, dei suoi valori e delle sue metodologie, per ottenere gli effetti più significativi sullo sviluppo economico e sociale. In questa direzione diventa fondamentale che il settore del tessile abbia al suo interno aziende che, accanto a essere punti di eccellenza per lo stile, la qualità e la continua ricerca di innovazione del prodotto, siano anche esempi di superiorità nella preservazione dell’ambiente e delle sue risorse naturali. Nonostante sia ormai consapevolezza diffusa che la sostenibilità possa giocare un ruolo fondamentale per far crescere il settore tessile, spesso si assiste a virtuosismi rivolti ad un pubblico di nicchia, senza la pretesa di poter davvero rappresentare una valida proposta per tutti. Al contrario, la sostenibilità deve essere in grado di abbracciare una platea sempre più vasta e di permeare l’intero sistema socio-economico, dalle aziende fino al consumatore finale. Per fare ciò, non è più sufficiente sviluppare prodotti innovativi ad alto tasso di sostenibilità, ma ulteriori interventi devono riguardare l’intero modo di fare business di un’impresa. Emerge quindi la necessità di supportare le aziende tessili da un lato nell’adozione di pratiche di sostenibilità che riducano in modo progressivo gli impatti ambientali derivanti dai processi di business, dall’altro lato nella creazione di intere filiere improntate alla sostenibilità. Per “rendere sostenibile la sostenibilità” è infatti necessario saper coniugare l’aspetto ambientale con quello economico, nonché la visione aziendale con quella di filiera, per fare in modo che la preservazione dell’ambiente si traduca in competitività e innovazione.

di Barbara Resta e Stefano Dotti (GITT – Centro per la Gestione dell’Innovazione e del Trasferimento Tecnologico, Università degli Studi di Bergamo)

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