di: Studenti del seminario Brand di Moda (Culture e Pratiche della Moda – UniBo)

Technofashion ha avviato una collaborazione con il seminario Brand di Moda (Culture e Pratiche della Moda) dell’Università di Bologna, approfondendo il ruolo della stampa specialistica nel settore del Tessile-Confezione di Moda e indagando i rapidi cambiamenti che stanno trasformando il volto del comparto.

L’iniziativa si è conclusa con la stesura di questo articolo, realizzato dagli studenti dietro la supervisione della Dott.ssa Celeste Priore: un’occasione per presentare opinioni e punto di vista di una generazione che vive questo cambiamento in prima persona.

Cos’è cambiato oggi nell’Industria dell’Abbigliamento?

Che il processo di produzione della Moda sia tra i più articolati è un dato di fatto: per questo, soprattutto considerando la rapidità con cui si susseguono le più recenti innovazioni, le tecnologie sono ormai irrinunciabli per la necessaria ottimizzazione delle attività aziendali.

Volendo individuare la parola chiave che contraddistingue il contesto attuale, opteremmo per “produttività”: un concetto che racchiude tutto ciò che determina le performances della produzione, fino agli anni Novanta basata sul programmato e con un lead time decisamente più lungo rispetto a oggi, finché l’avvento del Fast Fashion ne ha stravolto completamente i ritmi.

Quali sono state le conseguenze di questo shift produttivo? Il tempo per la realizzazione di un prodotto si è accorciato, l’immissione sul mercato ha ridotto i cicli e la qualità, talvolta, ne ha pagate le spese. Qualcosa però negli ultimi anni sta spingendo verso una nuova direzione e la qualità del prodotto è tornata ad essere un fattore fondamentale, insieme a un altro: il servizio al cliente. Quest’ultimo è diventato più esigente e ha mosso le redini per un nuovo cambio di ritmo produttivo, un cambio che – per rispondere alle richieste del mercato – ha reso indispensabile la rivalutazione dei processi.

L’esclusività sostenibile del Made in Italy


È ormai evidente la necessità di ridisegnare il sistema produttivo attuale, ma ciò significa riconsiderare tutto, anche i materiali d’impiego. Per questo motivo, molte aziende italiane stanno investendo in reparti dedicati alla ricerca in questo campo.

Vale la pena di sottolineare che l’Italia, più di tutti i Paesi, conosce bene e da molto tempo l’importanza di una produzione sostenibile, anche grazie a una tradizione che valorizza le risorse del territorio e il know-how locale attraverso una Moda a km0.
Sandali salentini confezionati su misura, preziosi pizzi siciliani, tessuti damascati veneziani sono solo alcuni dei prodotti Made in Italy che popolano un caleidoscopio di proposte stilistiche apprezzate a livello planetario.
Gli artigiani e la loro maestria rappresentano una cultura e un tesoro da salvaguardare; noi giovani dobbiamo ancora acquisire questa consapevolezza.

I social media e le informazioni che intercettiamo online ci hanno sensibilizzato su tutto ciò che è eco, bio, retrò, ma abbiamo tanto da imparare per quanto riguarda la storia e la tradizione. In tal senso la formazione ci permette di sperimentare e rivalutare il concetto di sostenibilità non come una “tendenza del momento”, ma come un punto di svolta che segni l’inizio di un nuovo capitolo ancora tutto da scrivere.

Supply Chain e Blockchain: ottimizzazione dei flussi di lavoro, riduzione degli sprechi e dell’impatto sull’ambiente

Rivalutare i processi produttivi vuol dire ottimizzarne i flussi, i costi e l’impatto sull’ambiente, in modo da tenere alto il valore competitivo sul mercato. Dunque la Supply Chain, in quanto processo industriale volto all’ottimizzazione dei flussi e del networking necessari alla realizzazione del capo finito, ha permesso e permette un riposizionamento nel settore.

Quanto alla sostenibilità e all’impatto ambientale, solo un sistema di tracciamento come la Blockchain può offrire una risposta alle richieste di consumatori sempre più attenti e consapevoli.

E le nuove generazioni?

Noi ci siamo riappropriati del valore di vintage e riuso, proprio perché non ci amiamo gli sprechi. Siamo anche attenti alla trasparenza dei processi produttivi, dal momento che – soprattutto noi che studiamo la Moda – siamo consapevoli di quanto sia dannoso il Fast Fashion a livello di impatto ambientale, di diritti dei lavoratori e in generale per il nostro futuro; ogni soluzione, ogni studio o ricerca volti a certificare gli step di lavorazione e distribuzione acquisiscono per noi un valore aggiunto.

Non bisogna dimenticare che, sotto l’aspetto del marketing, tutto questo è utile a consolidare il dialogo tra brand e consumatori; ma, nonostante i buoni propositi, il rischio di greenwashing è sempre dietro l’angolo.

Certo è che, oggi, dimostrarsi degni di fiducia è diventato imprescindibile: le aziende devono analizzare a fondo i loro processi, ottimizzarli e innovarsi per far fronte a un vero e proprio cambio di passo.

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L’articolo continua con:

  • Come è cambiato il modo di studiare la Moda?
  • Il successo del digitale: uno sguardo al passato per progettare il futuro
  • Per fare un albero ci vuole… la Moda! Il Fashion e l’ambiente

 

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