L’indice degli ordini per le macchine tessili elaborato da ACIMIT nel periodo gennaio-marzo 2020 mostra una decisa flessione della raccolta ordini di macchine tessili; nel primo trimestre di questo anno si è registrato un -31% rispetto al medesimo periodo del 2019. Il valore dell’indice si è attestato a 72,2 punti (base 2015=100).

Il calo si è verificato sia sui mercati esteri sia in Italia. All’estero l’indice degli ordini ha segnato una flessione del 26%, sul mercato interno invece del un -57% rispetto al primo trimestre 2019.

Già il 2019 era stato un anno deficitario per l’Industria italiana delle macchine tessili, che si era chiusa con una produzione in calo del 13% e un’analoga flessione delle esportazioni (-14%).

Meccanotessile e Coronavirus

L’emergenza Covid-19 ha fatto sentire pesantemente le proprie ripercussioni anche sul settore meccanotessile.

In questi primi mesi del 2020 il diffondersi del Coronavirus ha comportato, quale prima conseguenza, la frenata dei principali mercati del settore, Cina, Turchia e India, fin dal primo mese del 2020.

Il lockdown prolungato ci ha svantaggiato rispetto ai concorrenti esteri, come la Germania, che hanno continuato a lavorare e produrre. La salute dei lavoratori è sempre stata al primo posto per le nostre imprese, che hanno chiuso la propria attività, al fine di adeguarsi alle direttive del governo per ripartire in sicurezza. Proprio per questo motivo e per la rilevanza strategica che ricopre il nostro settore, esportando oltre l’80% della produzione, ci attendevamo di ripartire prima.

Ripresa: servizi di assitenza e quarantena obbligatoria dopo i viaggi

Ora lo sguardo si rivolge al prossimo futuro: la preoccupazione non è solo per un ulteriore calo degli ordini nel secondo trimestre dell’anno, ma anche per le difficoltà che tecnici e montatori avranno per raggiungere i clienti nei Paesi dove – pur con il riavvio delle attività produttive – vigono ancora restrizioni all’entrata e alla libera circolazione degli stranieri.
Il personale dovrà sottostare a periodi di quarantena sia arrivando nei Paesi di destinazione sia al proprio ritorno in Italia.

«Federmacchine – osserva Zucchi, Presidente di ACIMIT – ha sollevato il problema dell’obbligo dell’isolamento per 14 giorni ad ogni rientro in Italia per questa tipologia di personale, che trascorre solitamente pochi giorni tra un rientro e una nuova partenza. Il servizio di assistenza è tra i fattori chiave della competitività e dell’eccellenza delle nostre aziende. Per questo abbiamo chiesto ai Ministri competenti di parificare il trattamento delle trasferte all’estero brevi a quello del personale transfrontaliero, e, per periodi di permanenza all’estero più lunghi, la possibilità di effettuare immediatamente sul lavoratore test (tampone, test sierologici o altro) che consentano, in caso di negatività, l’immediato reingresso al lavoro».

Covid-19 come infortunio sul lavoro

Ma i costruttori italiani di macchine tessili esprimono preoccupazione anche per quanto previsto dal DL Cura Italia all’art. 42, comma 2, in cui si equipara il contagio da Covid-19 del lavoratore all’infortunio sul lavoro, con la conseguente responsabilità in carico al datore.

«Riteniamo concettualmente improprio – conclude Zucchi – considerare il contagio da Covid-19 alla stregua di un infortunio sul lavoro, con tutto ciò che comporta a livello sia penale sia economico. È pressoché impossibile dimostrare il nesso causale tra contagio e ambiente di lavoro, posta la spiccata contagiosità del virus e le poche certezze scientifiche sui vari veicoli di contagio. Il datore, che ottempera alle disposizioni dei protocolli di sicurezza firmati con tutte le parti in causa, è assurdo che si trovi comunque ad avere un ulteriore aggravio in termini di responsabilità penali. Il contagio da Covid-19 è da considerarsi malattia e non infortunio sul lavoro».

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