Giappone

Questa settimana Confindustria Toscana Nord ha organizzato nella sede di Prato un incontro con JETRO (Japan External Trade Organization) e SACE, per aiutare le imprese a prepararsi al nuovo regime di libero scambio tra Unione Europea e Giappone, firmato lo scorso luglio a Tokyo. Almeno fino a marzo 2019 l’accordo non sarà operativo, ma è necessario che le imprese inizino a prepararsi per cogliere pienamente le opportunità che si apriranno. Il settore del Tessile/Abbigliamento è tra quelli che potranno godere dei vantaggi maggiori.

Panorama generale

L’Italia è il secondo esportatore europeo verso il Sol Levante, dietro alla Germania, e il Giappone è il sesto partner commerciale dell’Italia al di fuori dell’Unione europea. Il nostro export nel Paese vale 6,6 miliardi l’anno con un surplus di 2,4 miliardi. In tutto sono 14.921 le compagnie italiane che vendono i loro prodotti in Giappone, di cui l’83% sono PMI, e queste esportazioni aiutano a sostenere 88.806 posti di lavoro.

Sui prodotti industriali è prevista la piena liberalizzazione dell’import dall’UE per diversi settori. In questo quadro, la moda gioca un ruolo centrale: la distribuzione per l’export italiano in Giappone vede al primo posto tessile e abbigliamento (20%) e già oggi, nonostante i dazi in vigore, oltre 1,5 miliardi di euro di articoli italiani d’alta moda lasciano il Paese destinati al Giappone (vestiti, scarpe, borse e accessori). Nel corso dei prossimi anni l’accordo eliminerà quote e dazi attivi al momento, facendo così aumentare ancora di più l’esportazione del Made in Italy verso il Sol Levante.

L’export dal territorio Pratese al Giappone

Nell’area Lucca-Pistoia-Prato, dove si è svolto l’incontro organizzato da Confindustria Toscana Nord, l’export verso il paese asiatico ammonta a 100 milioni e la moda è il settore di maggior rilevanza. Al momento, tuttavia, ciò avviene con dazi molto pesanti. Alcune tipologie di tessuti esportati verso il Giappone, ad esempio, sono sottoposti a un dazio del 10%, che verrà gradualmente ridotto così come il sistema di quote attualmente in vigore. Tutto il settore moda, dai filati alla confezione, potrebbe trarre vantaggi significativi dal nuovo accordo.

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