Avv. Giuseppe Croari – Dott.ssa Silvia Di Paola
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Il Tribunale di Milano ha recentemente prosciolto una nota influencer italiana accusata di truffa aggravata. Secondo l’accusa, l’influencer avrebbe pubblicato sui propri canali social messaggi ingannevoli, inducendo i consumatori a credere che una parte del ricavato dei prodotti da lei sponsorizzati fosse destinata a un’iniziativa benefica.
Comunicazione ingannevole
In realtà, secondo la pubblica accusa, non sarebbe esistito alcun legame diretto tra il numero di prodotti da Lei sponsorizzati e successivamente venduti e l’importo della donazione.
La somma destinata alla causa benefica era infatti già stata versata in anticipo, indipendentemente dalle vendite.
Secondo l’accusa, quindi, il collegamento suggerito tra acquisti e donazione non corrispondeva al vero, rendendo la comunicazione rivolta ai consumatori potenzialmente ingannevole.
Truffa semplice e aggravata
Il Tribunale, tuttavia, non ha riconosciuto la sussistenza dell’aggravante della minorata difesa dei consumatori, ritenendo che non fossero presenti le condizioni per configurare una truffa aggravata.
Il fatto è stato pertanto riqualificato come truffa semplice, reato perseguibile esclusivamente a querela di parte e poiché la querela presentata era stata nel frattempo ritirata, il giudice ha disposto il proscioglimento dell’imputata.
L’intervento dell’AGCM
La vicenda in esame ha avuto risvolti non solo di natura penale, ma anche amministrativa.
All’epoca dei fatti, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) è intervenuta sanzionando con pesanti multe le società riconducibili alla nota influencer. L’Autorità, in particolare, ha inquadrato il comportamento dell’influencer nell’ambito delle pratiche commerciali scorrette, ritenendolo contrario alle disposizioni del Codice del Consumo.
Secondo l’AGCM, le comunicazioni destinate ai consumatori hanno veicolato una rappresentazione alterata e non in linea con i principi di trasparenza e correttezza professionale; tale condotta avrebbe, quindi, inciso indebitamente sulla libertà decisionale dei consumatori, inducendo l’Autorità a irrogare la relativa sanzione.
DELIBERA n. 7/24/CONS
In tale quadro si colloca la delibera n. 7/24/cons, con cui l’AGCOM ha adottato le prime Linee guida rivolte agli influencer. La disciplina introdotta impone ai creatori di contenuti digitali l’osservanza del Testo unico dei servizi di media audiovisivi, ponendo particolare attenzione ai principi di trasparenza, correttezza informativa, protezione dei minori e salvaguardia dei diritti della persona. L’ambito di applicazione riguarda gli influencer che superino il milione di follower, presentino un tasso medio di engagement pari almeno al 2% nei sei mesi precedenti e abbiano diffuso, nell’anno antecedente, non meno di 24 contenuti. Quanto al regime sanzionatorio, le misure previste sono graduate in base alla gravità delle infrazioni e possono spaziare da sanzioni economiche fino alla sospensione temporanea dell’attività online, arrivando, nei casi più gravi, alla revoca delle autorizzazioni.
DELIBERA n. 197/2025
Successivamente alla delibera n. 7/24/CONS, l’AGCOM ha adottato la delibera n. 197/2025, con cui è stato introdotto il cosiddetto albo degli influencer, un elenco ufficiale al quale sono tenuti ad iscriversi entro febbraio 2026 tutti gli influencer considerati rilevanti ovverosia coloro i quali siano in possesso di almeno 500.000 follower su una singola piattaforma, conteggiati alla data di trenta giorni precedenti la richiesta di iscrizione nonché coloro i quali hanno raggiunto una media di almeno 1 milione di visualizzazioni mensili nell’arco degli ultimi sei mesi.
Nuovi obblighi per gli influencer della Moda
L’iscrizione all’albo degli influencer [vedi box] comporta l’obbligo di rendere chiaramente riconoscibili i contenuti commerciali, anche in assenza di compensi o in caso di prodotti ricevuti gratuitamente, nonché di segnalare l’eventuale uso dell’intelligenza artificiale.
Particolare attenzione è richiesta alla tutela dei minori e al rispetto della dignità della persona, con il divieto di contenuti dannosi, discriminatori o violenti.
In generale, è inoltre vietata la diffusione di informazioni false o fuorvianti, in linea con i principi di trasparenza e correttezza comunicativa. La violazione di tali obblighi può comportare l’irrogazione di sanzioni fino a 600.000 €.
Conclusioni
Il caso in esame ha, dunque, segnato una svolta significativa, non limitata al solo piano giudiziario ma estesa anche alla dimensione culturale, incidendo sulla ridefinizione della funzione pubblica degli influencer e delle responsabilità che gravano su chi monetizza la propria esposizione mediatica attraverso un’attività imprenditoriale organizzata.



