ISPRA: applicazioni per lana sucida ed eco-produzione di fibre

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L’ISPRA – Istituto Superiore Per la Ricerca Ambientale ha pubblicato il volume “Filare, tessere, colorare, creare. Storie di sostenibilità, passione ed eccellenza”, che rende pubblici i risultati di uno studio condotto con Donne in Campo della Confederazione Italiana Agricoltori. L’indagine svolta riguarda la produzione eco-compatibile di fibra da fonti naturali e/o di recupero, filati da tessitura artigianale, tintura naturale e confezioni con materiali e metodi compatibili con l’ambiente.

In Italia, secondo dati Istat del 2015, sette milioni di pecore sono destinate alla produzione di latte per formaggi. La loro lana è considerata di bassa qualità, dunque non viene utilizzata, ma spedita direttamente in discariche apposite. Sempre in base ai dati Istat le quantità di lana appena tosata, detta “lana sucida”, si aggirano intorno alle 8.700 tonnellate: probabilmente anche di più, considerando che molti operatori la distruggono per evitare i costi di smaltimento.

Lo studio di ISPRA e Donne in Campo

Ricerche effettuate dal CNR e descritte nel volume stimano che dal totale della lana sucida italiana si potrebbero ricavare oltre 5.000 tonnellate di fibra e 15 milioni di metri quadri di tessuto, creando una filiera sostenibile del tessile.

Nel volume sono riportati diversi casi di recupero della lana sucida, a riprova del fatto che esiste la possibilità di impiego di questo materiale naturale; si tratta di esempi di biodiversità ed economia circolare che dimostrano come la sostenibilità in questa filiera esista, e come possa aiutare la tutela ambientale e la valorizzazione del territorio se le risorse locali vengono utilizzate in maniera intelligente.

Per implementare i loro obiettivi con azioni concrete, Donne in Campo ha creato una rete attiva di donne sul territorio rurale che hanno contribuito a questo studio sulla sostenibilità della filiera tessile.
Processi eco-produttivi implicano anche la conservazione di varietà vegetali che forniscono fibra tessile e piante tintorie da cui è possibile ricavare pigmenti naturali. Importante ad esempio è la conservazione di antiche varietà di lino adattate localmente poiché nel XX secolo, con l’avvento delle fibre sintetiche, la coltivazione del lino ha subito un forte declino e perso di conseguenza varietà di pregio.

Qui la pubblicazione completa di ISPRA e Donne In Campo.

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