In occasione della sua Assemblea annuale, ACIMIT ha condiviso i dati relativi all’andamento del Meccanotessile nel corso del 2018. Alessandro Zucchi, presidente di ACIMIT, ha sottolineato come in un settore come questo, in cui l’85% circa delle vendite sono realizzate all’estero, le tensioni geopolitiche e la profonda incertezza economica che influenzano il commercio internazionale siano fonte di forte preoccupazione.

«Pur in un periodo denso di rischi e incertezze, il nostro settore ha saputo mantenere la rotta, limitando i danni collaterali che situazioni congiunturali come quelle attuali possono avere» ha affermato Alessandro Zucchi. «L’abbiamo fatto attingendo alle competenze che contraddistinguono le nostre aziende e concentrando gli sforzi su due direttrici che oggi più che mai interessano l’intera filiera del tessile-abbigliamento: digitalizzazione e sostenibilità».

I dati 2018 per il Meccanotessile

L’anno scorso si è registrato un lieve rallentamento (-1%) dell’attività produttiva rispetto al 2017, relativamente alla componente estera, per un valore di 2,5 miliardi di euro. Si rileva anche un -2% delle esportazioni, registrando un valore di 2,1 miliardi di euro.

Nel 2018 la domanda proveniente dai principali mercati asiatici (Cina, India e Bangladesh) e da Germania e Spagna è stata meno dinamica rispetto al 2017; anche negli USA le vendite italiane sono diminuite. È cresciuto invece l’export diretto verso Turchia e Vietnam.

Mercato italiano e Industria 4.0

Un importante cambiamento si è verificato nel mercato italiano: molti infatti sono stati gli effetti positivi degli incentivi previsti dal Piano Nazionale Impresa 4.0, che il Governo ha destinato all’ammodernamento del parco macchine e alla digitalizzazione del processo produttivo. In confronto al 2017 le vendite interne sono aumentate del 6% e la domanda delle aziende tessili italiane ha privilegiato il macchinario made in Italy. Per l’import si rileva una flessione del 4% sull’anno precedente.

In riferimento al Piano Nazionale Impresa 4.0 e alla conseguente crescita degli ordini sul mercato interno negli ultimi trimestri, Zucchi ha commentato che è auspicabile un prosieguo di questa spinta agli investimenti, soprattutto in un momento come quello attuale in cui la debolezza della domanda estera ha bisogno di essere bilanciata da un maggiore dinamismo interno. «Qualche apertura in tal senso è arrivata dal Ministro dello Sviluppo Economico durante il suo intervento alla recente Assemblea di Confindustria. Attendiamo sviluppi concreti».

Africa Subsahariana

La parte pubblica dell’Assemblea ACIMIT è stata dedicata all’Africa Subsahariana. Il Tessile- Abbigliamento mondiale guarda più con attenzione a quest’area, eletta ad hub produttivo per evidenti ragioni di costi, ma anche per gli incentivi offerti dai governi locali. Alessandro Zucchi ha affermato che i costruttori italiani sono spinti, dalla profonda incertezza che caratterizza diversi mercati, a cercare opportunità in aree ancora poco esplorate, come l’Africa Subsahariana.
Aumentano di conseguenza anche gli investimenti in macchinari e i costruttori italiani non vogliono farsi trovare impreparati in questo scenario di crescita.

Alessandro Terzulli, chief economist di SACE, ha presentato la mappa dei rischi per quest’area; Marcello Antonioni, managing partner di Studiabo, ha inoltre analizzato l’import di macchine tessili dell’area e fornito uno scenario previsivo al 2022.
È seguita la testimonianza di un imprenditore tessile keniano su come si stia sviluppando il settore nell’Africa Subsahariana.
In conclusione, infine, Ines Aronadio – di ICE Agenzia per la promozione e l’internazionalizzazione delle imprese italiane all’estero – ha ribadito l’impegno dell’agenzia governativa a sostenere le imprese che operano nell’area con iniziative promozionali mirate.

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