Avv. Giuseppe Croari – Dott. Luigi Muraca
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Nel mese di Febbraio 2026, la Commissione Europea ha lanciato un’investigazione contro una nota piattaforma e-commerce di abbigliamento (SHEIN). Il procedimento è stato instradato sulla base del Digital Services Act (Reg. UE 2022/2065), e potrebbe avere grande risonanza in tutto il settore.
Il DSA non stabilisce alcun termine legale per la conclusione dei procedimenti formali. La durata dell’investigazione dipenderà infatti da diversi fattori, tra cui la complessità del caso. Non sappiamo quindi quando sarà possibile conoscerne l’esito.
CHE COS’È IL DIGITAL SERVICES ACT
Il Digital Services Act (DSA) è un regolamento europeo del 2022 che introduce norme per i servizi online. Si applica, ad esempio, agli e-commerce online, alle piattaforme social, agli app store e alle piattaforme online.
Include norme che disciplinano il funzionamento degli algoritmi delle piattaforme, ma, più in generale, disciplina l’operato degli attori del mondo digitale nei confronti degli utenti.
Il DSA ha un regolamento gemello, il Digital Markets Act (DMA), sempre del 2022, che invece si occupa di regolare il mondo digitale dal punto di vista dei rapporti fra gli attori economici che operano al suo interno, guardando ai rapporti di mercato, impedendo che si creino abusi di posizione dominante anche nel mercato di internet, con una logica simile a quella antitrust.
I due regolamenti sono stati approvati come un “pacchetto”, per operare insieme e cercare di implementare la visione europea per il mondo digitale.
In quest’ottica, il Digital Services Act pone dei limiti all’attività delle grandi piattaforme, agendo direttamente sul loro business model.
IL CASO IN QUESTIONE (CASO SHEIN)
È noto che una parte centrale del business model delle piattaforme risiede proprio nei loro algoritmi e, in particolare, negli algoritmi (o sistemi) di “raccomandazione”, cioè quelli che scelgono cosa un utente vede e cosa no all’interno della piattaforma, basandosi sui suoi gusti o preferenze, che la piattaforma conosce attraverso la “profilazione” dell’utente.
Il Digital Services Act stabilisce però che le piattaforme debbano rendere noti “in un linguaggio chiaro e intellegibile, i principali parametri utilizzati nei loro sistemi di raccomandazione” (Art. 27 DSA), e che debbano fornire agli utenti “almeno un’opzione per ciascuno dei loro sistemi di raccomandazione, non basata sulla profilazione” (Art. 38 DSA).
Nel caso della nota piattaforma di e-commerce in questione, il sospetto è proprio che i suoi algoritmi di raccomandazione non siano sufficientemente trasparenti.
Inoltre, l’investigazione della Commissione Europea si concentrerà anche sul sistema che la piattaforma ha implementato per limitare la vendita di prodotti illegali nell’Unione Europea, compresi i contenuti che potrebbero costituire materiale pedopornografico, come le bambole sessuali con sembianze infantili.
Da ultimo, l’investigazione si occuperà di eventuali meccanismi volti a creare dipendenza negli utenti, che potrebbero essere stati applicati nella piattaforma online, ad esempio sistemi di punti o premi dati ai consumatori a seguito di loro interazioni con la piattaforma.
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