Nonostante l’attenzione all’impatto ambientale che negli ultimi anni sta crescendo in modo evidente anche tra i grossi brand, l’Industria tessile mondiale presenta ancora delle criticità.

Una delle più rilevanti riguarda l’elevata quantità di acqua utilizzata in diverse fasi produttive quali lavaggio, sbiancamento e tintura, con la connessa immissione nell’ambiente di prodotti chimici non sempre innocui, tra cui composti organici non biodegradabili correlati ai coloranti tessili.

Soluzioni innovative per la tintura di tessuti senza sostanze chimiche

Diversi progetti nel mondo stanno predisponendo processi industriali che possano utilizzare i microbi produttori di pigmenti, da sempre conosciuti nella storia, per tingere i tessuti in modo efficace, efficiente e soprattutto eco-compatibile.

L’agenzia londinese di biodesign Faber Futures opera congiuntamente alle imprese per definire materiali e modelli di produzione alternativi, mettendo insieme un approccio creativo che unisce tecnologia ed ecologia, definendo percorsi per un futuro rigenerativo ed equo.

Uno dei progetti che da diversi anni vede Faber Future coinvolta riguarda il ceppo selvatico del batterio Gram-positivo Streptomyces coelicolor, che vive nel suolo e che viene utilizzato anche in ambito farmaceutico per la produzione di antibiotici particolarmente efficaci. A monte del progetto c’era l’ipotesi che una delle sostanze secrete in modo naturale dal microorganismo, cioè un composto pigmentato, potesse essere utilizzata per tingere i tessuti.

Insieme a un gruppo di ricerca del Dipartimento di Biochemical Engineering dell’University College London, attivo nella biologia molecolare microbica per costruire percorsi metabolici negli ospiti batterici e per creare nuovi dispositivi su nanoscala, la Faber Future ha messo a punto un processo di tintura industriale senza l’uso di sostanze chimiche e con un consumo d’acqua ridotto in maniera significativa rispetto ai metodi standard più diffusi.

La Ginkgo Bioworks, azienda biotecnologica statunitense con sede a Boston (MA), collaborando sempre con Faber Future è in grado di sviluppare ceppi microbici utilizzabili industrialmente per tingere in modo personalizzato anche tessuti di grandi dimensioni. Il metodo di biofabbricazione messo a punto permette di scomporre il capo nelle sue componenti prima della tintura, assegnando a ogni parte una finitura distinta e specifica, per arrivare a un prodotto finito con colorazioni molto complesse.

H2COLOR-Aux: il sostegno europeo

Nel corso di Horizon 2020, ottavo programma quadro dell’Unione Europea che ha visto investire circa 80 miliardi di euro per sostenere la ricerca e l’innovazione, sono stati agevolati moltissimi progetti riguardanti processi di produzione eco-compatibili in ambito del Tessile.
Il prossimo programma Horizon Europe, che dal 2021 al 2027 prevede di investire almeno altri 80 miliardi di euro, sarà uno dei fondamenti del Green Deal europeo, che si pone l’obiettivo di far diventare l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050.

Nell’ambito del programma SME Instruments di sostegno alle piccole e medie europee, che in Horizon Europe diventerà l’iniziativa chiamata “Accelerator” dell’European Innovation Council, è stato ammesso alle agevolazioni il progetto H2COLOR-Aux – An innovative polymer particle used for textile dyeing which massively reduces water and energy consumption.
Il proponente è l’azienda portoghese Ecofoot, specializzata in soluzioni di chimica tessile, nata come spinoff della scuola d’ingegneria dell’Universidade do Minho di Braga, nel nord del Portogallo.

Obiettivo generale del progetto, terminato a dicembre 2019, è stata la predisposizione di un sistema che agisce sul processo di idrolisi del colorante che avviene durante la tintura, riducendo in modo notevole le sostanze chimiche, l’acqua, l’energia e il tempo necessario al processo.
Il sistema è basato su una sostanza che agisce legandosi al colorante mentre viene trascinato all’interno delle fibre durante la tintura.

Differentemente dalla classica rimozione per lavaggio del colorante idrolizzato, che avviene solo dopo un terzo risciacquo dei tessuti e solitamente a 100°C con l’aggiunta di detersivi, con H2COLOR-Aux già al primo risciacquo il colorante idrolizzato è trascinato verso l’esterno della fibra e rimosso dalla superficie.

In definitiva, i lavaggi necessari passano da circa 10 a circa 4, eliminando gran parte dei prodotti chimici non naturali e portando l’acqua al massimo a 60°C.

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