di Avv. Gianluigi Fioriglio – Avv. Cristina Brilli
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Si parla sempre più, anche nel settore della Moda, di personalizzazione della produzione e di realizzazione di beni in grado di adattarsi alle specifiche esigenze di ciascun consumatore. Tuttavia, se si unisce questa tendenza alla inarrestabile diffusione degli acquisti online e con strumenti di comunicazione a distanza, diventa importante capire bene quando ed entro quali limiti possono essere applicate le eccezioni previste dal Codice del Consumo all’esercizio del diritto di recesso da parte dei consumatori.

I due punti di vista

La normativa in oggetto sancisce il diritto irrinunciabile per i consumatori di recedere entro 14 giorni, senza costi e senza motivazioni, da qualsiasi contratto concluso a distanza (quindi senza la presenza fisica e contemporanea del venditore e dell’acquirente, come per gli e-commerce) o in un luogo diverso dal locale commerciale del venditore, come nei casi di televendita o vendita porta a porta.
In questi contesti, infatti, al consumatore è riconosciuto un diritto di libero ripensamento per compensare la posizione di maggiore vulnerabilità cui è esposto rispetto a un classico acquisto effettuato in negozio.

Per contro, è comprensibile che i produttori e i commercianti non possono trovarsi in balia dei ripensamenti dei consumatori quando oggetto dell’acquisto sono dei prodotti specificamente realizzati in base a scelte o decisioni individuali e soggettive dell’acquirente, perché simili beni non potrebbero essere facilmente immessi sul mercato o comunque venduti ad altri consumatori.

Riconoscere i casi di abusi della regola

Per questi motivi, l’art. 59 del Codice del Consumo, tra le altre eccezioni, prevede che il diritto di recesso è escluso relativamente alla “fornitura di beni confezionati su misura o chiaramente personalizzati”.

Il problema si crea quando la regola prevista dal Codice del Consumo diventa oggetto di abusi e viene utilizzata surrettiziamente dai venditori per evitare la restituzione dei beni acquistati, qualificando prodotti come “personalizzati” per il semplice fatto che il cliente ne sceglie alcune caratteristiche tra più opzioni già predeterminate dal venditore – come quelle cromatiche o relative a particolari elementi accessori e secondari.

Come premunirsi

Allora, per evitare che la condotta sia giudicata (e sanzionata) dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) come pratica commerciale aggressiva, è necessario tenere sempre presente che questi due elementi essenziali:

– le personalizzazioni dei prodotti devono essere effettivamente tali e non di modesta entità, come nel caso in cui l’eliminazione delle caratteristiche espressamente richieste dal singolo consumatore non sia possibile, tecnicamente o per i costi che comporterebbe;

– quando il consumatore sta acquistando un bene che rientra in questa categoria, deve essere chiaramente informato, prima che si concluda il contratto, del fatto che le caratteristiche della sua richiesta hanno come conseguenza la perdita del diritto di recesso.

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