di Vittorio Cianci, Lart

Il pilling è tra i difetti più frequenti e spesso oggetto di contestazione da parte dei consumatori. Ma di cosa si tratta?

Per “pilling” si intende la formazione di peluria e palline di fibre che si manifestano con l’uso e la manutenzione del capo, e gli danno un aspetto invecchiato che in genere spinge il cliente a non acquistare l’indumento o a volerlo restituire.

Fig. 1 – Prova di laboratorio: capo in lana portato da 20 giorni

L’avvento di nuove fibre di finezza sempre più ridotta (basti pensare alle microfibre), le nuove tecnologie sempre più utilizzate (garzatura, smerigliatura…) e la tendenza moda che vuole capi morbidi e leggeri intervengono in senso negativo sulla resistenza al pilling.

Fig. 2 – Prova di laboratorio: aspetto maglia dopo una settimana

Numerose sono le normative per valutarla: indipendentemente dal metodo utilizzato, la resistenza al pilling si esprime con un numero che va da 1 (pessimo) a 5 (ottimo) utilizzando una scala di riferimento universale.

Gli strumenti di laboratorio utilizzati per valutare la resistenza al pilling sono vari, anche se la scala di riferimento è la stessa. Lo stesso capo, quando testato, dà risultati diversi a seconda delle strumentazioni utilizzate in conformità alle norme; di conseguenza l’interpretazione dei risultati dei test crea confusione e incertezza sul comportamento dei capi durante l’indosso.

 

Normative e relative strumentazioni

Le normative di riferimento utilizzate per le prove di pilling sono fondamentalmente 3:

  1. Apparecchio ICI box (ISO 12945-1/02) (Fig. 3);
  2. Apparecchio Martindale modificato (UNI EN ISO 12945-2/02) (Fig. 4);
  3. Apparecchio random tumble pilling tester (ASTM D 3512/95) (Fig. 5).

Facciamo qualche esempio di test sullo stesso capo che, a seconda delle strumentazioni utilizzate in conformità alle norme, danno risultati diversi.

Esempio 1

Prova di pilling su t-shirt jersey in cotone modale da circolare finezza 28, peso 120 g/m2 (tessuto a maglia da circolare molto battuto). Nelle Fig. 6-7-8 è rappresentato l’aspetto del test di laboratorio condotto con tre metodi e con risultati diversi:

  • Pilling ICI: comportamento medio, giudizio 3;
  • Martinale modificato: comportamento pessimo, giudizio 2;
  • Random: comportamento buono, giudizio 4.

 

Esempio 2

Prova di pilling su maglia da rettile a finezza 12, 100% cashmere (tessuto a maglia da rettilinea molto aperto). Nelle Fig. 9-10-11 è rappresentato l’aspetto del test di laboratorio condotto con tre metodi e con risultati diversi:

  • Pilling ICI: comportamento mediocre, giudizio 3;
  • Martinale modificato: comportamento insufficiente, giudizio 2;
  • Random tester: comportamento abbastanza buono, giudizio 3/4.

Di fronte a tali risultati diversi tra loro, eseguiti sullo stesso campione con normative diverse, la domanda da porsi è la seguente: l’aspetto della t-shirt o della maglia di cashmere durante l’indosso sarà accettabile o contestato, con riferimento alla formazione di pills?

Per rispondere a tale domanda è necessario:

  • conoscere le varie normative di riferimento e le relative strumentazioni;
  • stabilire per ciascuna normativa quali sono le sollecitazioni corrispondenti cui il capo è sottoposto (indosso, sfregamento…);
  • considerare la composizione del capo e la sua struttura (se aperta o chiusa, se tessuto a maglia o a navetta…);
  • effettuare prove di indosso in vari tempi successivi, correlando l’aspetto del capo ai vari tempi di indosso e ai risultati dei test di laboratorio eseguiti secondo le varie normative.

Sei abbonato a Technofashion? Leggi l’articolo completo su TCF giugno 2021

Non sei abbonato alla rivista Technofashion? Richiedi gratuitamente l’articolo completo

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here