stime

Smi – Sistema Moda Italia ha presentato il preconsuntivo del 2018 e le stime per l’anno in corso relativamente al Tessile-Abbigliamento.

Il 2018 nel complesso dovrebbe chiudere con un +2,1% del fatturato (a 55,2 miliardi di euro, quindi un +1,13 miliardi rispetto al consuntivo 2017), ma già nei primi mesi del 2019 dovrebbe verificarsi un rallentamento un rallentamento.

Da gennaio a giugno 2019 per il fatturato della Moda Italiana si prospetta una crescita dell’1,5% (con un +1,1% del Tessile e un +1,9% dell’Abbigliamento); pur essendo un dato in positivo, a maggior ragione se confrontato con le previsioni relative al Pil italiano, è inferiore a quello registrato nello stesso periodo dell’anno scorso, ovvero un +2,5%.

Ricambio generazionale e investimenti sull’estero

Un motivo di preoccupazione, spiega il Presidente di Smi Marino Vago, è che nei prossimi cinque anni dovrebbero ritirarsi per pensionamento ben 47mila persone al momento attive nella filiera, mentre soltanto 10mila giovani si stanno oggi formando all’interno di scuole professionali.
Inoltre, l’introduzione della “Quota 100” potrebbe ulteriormente velocizzare il processo, spostando l’urgenza da qui a due/tre anni. Vago ha discusso il problema con il Ministro Di Maio, senza purtroppo ricevere un riscontro costruttivo.

Non migliorano la situazione anche l’attuale instabilità politica italiana e i rapidi mutamenti in corso in ambito legislativo, rispetto a lavoro e pensioni.

Infine, un ulteriore campanello d’allarme: i fondi del Piano straordinario per il Made in Italy che vanno a supportare l’attività di promozione e di incoming nelle fiere italiane e che non sarebbero ancora stati sbloccati.
A tal proposito è intervenuto anche Gianfranco Di Natale, Direttore Generale di Smi e AD di Emi – Ente moda Italia (società partecipata al 50% da Smi e al 50% dal Centro di Firenze per la Moda, che si occupa di internazionalizzazione e promozione all’estero). «Abbiamo bisogno di sapere quali e quante risorse Ice e Mise metteranno a disposizione per l’internazionalizzazione. La partecipazione alle fiere, ad esempio, va programmata con anticipo, quelle di settembre sono dietro l’angolo, ma nessuno sa su quante risorse del piano made in Italy potremo contare».

Import ed export

L’export si è dimostrato fondamentale per i risultati positivi del 2018: le vendite italiane all’estero hanno registrato una crescita su base annuale del 2,8%, con un’incidenza del 57% sul fatturato totale (nel 2017 aveva raggiunto il 55,6%). Nello specifico il primo trimestre avrebbe visto un +3,1%, a cui sarebbe seguita una contrazione nel secondo (+2%) e nel terzo trimestre (+0,9%).

In generale tutto il commercio mondiale ha sperimentato una decelerazione, imputabile almeno in parte alla domanda meno forte del previsto da parte di Europa e Asia. Come spiegato da Vago e Di Natale, grande influenza ha avuto e continuerà ad avere l’incertezza della situazione economico-politica attuale: ad esempio la Brexit, le elezioni europee, i potenziali dazi incrociati tra Stati Uniti e Cina, la minaccia di attacchi cibernetici.

I dati relativi all’import sono a loro volta positivi: +3,3%. Si attende una variabile del +1,4% del valore della produzione nazionale, al netto dei prodotti importati.

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