La lana si trasforma in fertilizzante

La Commissione Europea ha finanziato con 1 milione di euro il progetto di ricerca ideato da due soggetti pubblici, il CNR ISMAC di Biella e il Politecnico di Torino, con l’azienda meccanotessile biellese Obem. Si tratta di un ottimo esempio di collaborazione fra pubblico e privato in un ambito strategico per l’economia italiana, quello della ricerca e innovazione, accanto a un asset prioritario a livello nazionale e internazionale, la sostenibilità ambientale.

Il progetto si chiama “GreenWoolf” e punta a recuperare le lane di scarto trasformandole in fertilizzanti azotati attraverso la realizzazione di un’apparecchiatura ad hoc. L’idea è nata dallo scambio delle conoscenze dei ricercatori del CNR di Biella, specializzati nello studio delle fibre tessili e in particolare della lana, con le competenze dei ricercatori del Politecnico torinese in materia di progettazione e grazie all’esperienza dell’azienda Obem, specializzata nella produzione di macchinari per l’industria, in particolar modo tessile, fin dal 1946.

“GreenWoolf” è stato approvato nell’ambito del programma Life+ 2012, il fondo per l’ambiente dell’Unione Europea, in particolare nel settore Politica e Governance ambientali, dedicato a progetti pilota che contribuiscono a migliorare le politiche di questo ambito apportando idee, tecnologie, metodi e strumenti innovativi. Su 743 progetti presentati da 18 Stati membri, dopo la pre-selezione nazionale, sono stati 146 quelli ammessi al finanziamento comunitario: di questi, 38 sono italiani (pari a 75,7 milioni di euro finanziati), per un totale di 52 progetti (pari a 106,2 milioni di finanziamenti) presentati per tutti i settori del programma Life +.

«L’obiettivo del progetto – spiega Claudio Tonin, Dirigente di Ricerca del CNR – è di recuperare le lane di scarto fin dalla tosa, ma interessa anche i cascami, la lana rigenerata o i capi di abbigliamento a fine vita. Altri progetti di riuso della lana sucida prevedono una fase preliminare di lavaggio che, in questo caso, non serve: questo è un ulteriore vantaggio in termini ambientali, di risparmio di costi di gestione del “rifiuto” e, viceversa, di valorizzazione della risorsa».

Si può inoltre ovviare al problema di dover trasportare la lana sucida, considerata “rifiuto speciale”, in un punto di trasformazione perché il sistema in via di progettazione permetterà di portare piccoli impianti in loco, direttamente nelle zone di allevamento.
Il prodotto finale, il fertilizzante organico a lento rilascio di azoto, mantiene anche la proprietà di idrofilia della lana quindi, se depositato sui terreni montani, aumenta la capacità del terreno di trattenere le acque dilavanti, riducendo il rischio di frane e smottamenti.

Paolo Barchietto, contitolare di Obem, sottolinea: «Non è la prima volta che collaboriamo con enti di ricerca perché siamo convinti che il confronto con l’ambiente universitario e della ricerca sia molto importante per far nascere nuove idee e mettere a punto soluzioni, magari applicabili fin da subito nell’attività quotidiana, che nascono dal dialogo fra le conoscenze più teoriche e il “saper fare” più pratico».

«Il progetto si sviluppa nei prossimi 3 anni e prevede varie fasi – spiega Silvio Sicardi, docente di Principi di Ingegneria Chimica del Politecnico di Torino – che comprendono l’idrolisi delle lane sucide con acqua surriscaldata, lo studio dei parametri di reazione, la progettazione e costruzione dell’impianto prototipale, la sperimentazione sull’impianto, la valutazione in campo dei fertilizzanti e la diffusione dei risultati. Va sottolineata un’ulteriore ricaduta positiva del progetto: la formazione di giovani ricercatori in questo ambito specifico e la valorizzazione di personale che possa gestire il nuovo processo industriale».

Il progetto “GreenWoolf” rappresenta un investimento complessivo di 2 milioni di euro, finanziati al 50% dall’Unione europea. Il coordinatore è CNR ISMAC Biella con i partner Politecnico di Torino e Obem. Il progetto ha inoltre ottenuto l’appoggio della Confederazione Italiana Agricoltori, di Po.in.tex, il polo di innovazione tessile della Regione Piemonte, e della Provincia di Biella.

 

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