È vero, di grafene si parla da tempo, Wallace l’ha teorizzato nel 1947 (senza però riuscire a isolarlo), Gejm e Novosëlov, che invece l’hanno isolato nel 2004, nel 2010 hanno preso il Nobel per la fisica, e varie sono state a oggi le sue applicazioni. Eppure, c’è grafene e grafene!

Lo sa bene Directa Plus, azienda tecnologica ubicata all’interno del Parco Scientifico e Tecnologico ComoNext di Lomazzo (Co), che con il suo Grafene Plus sta compiendo una vera e propria rivoluzione. L’abbiamo visitata, abbiamo attraversato l’Advanced Development Area, cuore della ricerca, e le Officine del Grafene, cuore produttivo, e ci siamo fatti raccontare tutto da Giulio Cesareo, fondatore e AD dell’azienda.

Dagli Usa all’Italia: come è nata Directa Plus

«Ho fondato Directa Plus tredici anni fa in un bar di Cleveland con tre colleghi americani – spiega l’ingegner Giulio Cesareo -. Avevo lavorato prima come executive di un grande gruppo multinazionale americano, Union Carbide, come presidente e AD delle società italiane con un incarico corporate per tutte le applicazioni ad alta tecnologia dei carboni e delle grafiti. Da questa prospettiva mi rendevo conto che le nanotecnologie sarebbero arrivate in maniera dirompente nella vita di tutti i giorni, delle persone normali. Ho parlato ai colleghi dell’idea di una fabbrica di nanotecnologie che generasse nanoparticelle di carbonio (che allora nessuno chiamava grafene!). Una fabbrica che fosse sostenibile, semplice e scalabile, e con mia grande sorpresa, tutti e tre mi dissero che se l’avessi fondata sarebbero venuti con me».

Detto, fatto. Dagli esperimenti americani in un garage al trasferimento in Italia. Alla base una visione imprenditoriale vincente: Senza coraggio non si inizia un viaggio. Il coraggio c’è stato, i risultati pure. Tredici anni dopo l’azienda si è quotata all’AIM di Londra e oggi è la più grande fabbrica al mondo di “pacchetti di fogli di grafene”, ossia nano layer di grafene puro, prodotti in modo sostenibile, senza chimica: un grandissimo punto di forza, soprattutto nel mondo del tessile.

G+, alta tecnologia per tutti

Il grafene è 200 volte più resistente dell’acciaio, è il primo materiale a due dimensioni, è il materiale più conduttivo che esista, il più sottile che esista, è flessibile, estensibile, trasparente, ma, soprattutto, è multidisciplinare, va dappertutto.

Ma cos’è esattamente G+? Sono uno o più foglietti (fino a 12) di atomi di carbonio dello spessore di un singolo atomo. È l’infinitamente piccolo.

La rivoluzione operata dall’azienda, e coperta da innumerevoli brevetti, sta innanzi tutto nel modo di lavorare la materia, cioè soltanto con un processo fisico di trasformazione dallo stato 3D a quello 2D. «Noi non utilizziamo prodotti chimici come tutte le altre aziende – spiega Cesareo -, prodotti che alla fine vanno a contatto con la pelle e sono nocivi, ma solo fisica.

Nel mondo del tessile siamo gli unici che a oggi hanno ben 9 certificati di non tossicità e non citotossicità del grafene, frutto di 7 test in vitro e 2 in vivo, che garantiscono la tollerabilità dermatologica e l’ipoallergenicità dei tessuti trattati con grafene
.

Ma non solo. Una rivoluzione è stata operata anche nell’approccio ai mercati: «Rispetto a chi dispone di alta tecnologia e subito si rivolge ai mercati più sofisticati, noi abbiamo voluto indirizzarci al mercato esistente, per poter impattare sulla vita delle persone. Il nostro primo settore di applicazione è stato quello delle gomme delle biciclette, dove siamo riusciti a sostituire un certo numero di particelle di carbon black con risultati incredibili. Poi abbiamo capito che potevamo pensare a grandi mercati, potevamo fare cose completamente diverse e siamo passati nel mondo del tessile».

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