sentenza

di Avv. Gianluigi Fioriglio – Avv. Cristina Brilli
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Con la recente sentenza n. 339 del 05 luglio 2018, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea risolve alcune questioni interpretative in merito all’applicazione dell’obbligo generale di etichettatura o contrassegno, al fine di indicare la composizione fibrosa di tutti i tessuti tessili.

L’obbligo è previsto dal Regolamento UE n. 1007/2011 e rafforzato, in Italia, dall’entrata in vigore a inizio anno della nuova disciplina sanzionatoria per le ipotesi di violazioni (prevista dal d.lgs. n. 190/2017).

I dettagli della sentenza

La Corte Europea, in primo luogo, ribadisce che i requisiti di etichettatura e contrassegno richiesti dal Regolamento devono essere applicati anche nella promozione e nella vendita di prodotti tessili online, tramite cataloghi o sistemi di e-commerce. Secondo quanto previsto dall’art. 16 del Reg. UE n. 1007/2011, infatti, la descrizione della composizione fibrosa dei prodotti deve risultare chiaramente visibile ogni volta che i prodotti vengono messi a disposizione sul mercato.

Pertanto, è necessario che le informazioni relative a denominazione e percentuale in peso di tutte le fibre di cui è composto il prodotto tessile in vendita siano comunicate, in modo corretto e accurato, ai consumatori già prima di procedere all’acquisto, anche se effettuato tramite strumenti elettronici. Indicazioni che dovranno, quindi, essere riportate nel rispetto di quanto previsto dal Regolamento UE: a titolo esemplificativo andrà utilizzata la lingua italiana per la denominazione, non si potrà ricorrere ad abbreviazioni o sigle, l’elencazione delle fibre dovrà avvenire in percentuale e in ordine crescente e il tutto dovrà essere facilmente leggibile e comprensibile.

L’etichettatura di prodotti tessili puri

Nella sentenza in oggetto, peraltro, la Corte Europea chiarisce anche un ulteriore elemento: l’obbligo di indicare denominazione e percentuale di fibre tessili non può applicarsi ai prodotti tessili puri.
Con riferimento a tali prodotti, infatti, l’unico obbligo – pur sempre previsto dal Regolamento europeo – è quello di specificare chiaramente, nell’etichetta o nel contrassegno e anche nella descrizione sui cataloghi online, la tipologia di fibra che li compone.

Inoltre, la Corte di Giustizia precisa che le denominazioni indicate dalla normativa in esame, ovvero “100%”, “puro” o “tutto”, non sono obbligatorie, ma devono essere intese quali sinonimi che possono essere utilizzati in modo combinato o alternativo tra loro; purché si chiarisca che il prodotto di cui si tratta è composto interamente da una stessa e specifica fibra tessile.

 

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