Discreto dinamismo per la tessitura italiana

Per la tessitura italiana nel suo complesso (in un’accezione comprensiva di tessitura laniera, cotoniera, liniera, serica e a maglia), il 2017 si apre sotto gli auspici di un discreto dinamismo, come suggeriscono attività produttiva ed export. Secondo quanto diffuso da ISTAT relativamente alla produzione industriale (corretta per gli effetti di calendario) la tessitura italiana, nel periodo gennaio-marzo 2017, mostra un incremento tendenziale pari al +2,0%.

Nell’ambito della tessitura, il comparto preponderante è sempre costituito dalla produzione laniera, che concorre per oltre il 40% del fatturato complessivo. Seguono la tessitura cotoniera a quota 20%, quindi quella a maglia a quota 18%, poi la serica, che incide per oltre il 17%, ed infine la tessitura liniera con una quota pari a quasi il 4%.

Analizzando il commercio con l’estero, nel periodo gennaio-marzo 2017 si rileva un cambio di passo per l’export, che porta a registrare una crescita pari al +3,5%, mentre l’import mostra un calo del -1,2%.

Il dato medio della tessitura, tuttavia, cela performance molto differenti che hanno interessato i singoli comparti. In particolare, guardando all’export, resta caratterizzato da una dinamica positiva il comparto laniero, in crescita del +3,1%, mentre il tessuto cotoniero inverte finalmente il trend, raggiungendo un aumento del +6,8%. Le vendite estere del tessuto a maglia segnano inoltre un +4,8%. Di contro, i tessuti linieri e in pura seta assistono a dei cedimenti, nella misura rispettivamente del -9,7% e del -6,9%.

Guardando all’import, cotone e lino sperimentano degli incrementi: il tessuto cotoniero proveniente da oltreconfine cresce del +1,7%, mentre il tessuto liniero raggiunge una variazione pari al +18,4%. Interessati da contrazioni delle importazioni troviamo, invece, il tessuto laniero (-6,4%), il tessuto di pura seta (-7,7%), nonché il tessuto a maglia (-3,3%).

A fronte dei sopraccitati risultati, nel periodo gennaio-marzo 2017, il saldo commerciale della tessitura italiana nel suo complesso sfiora i 397 milioni di euro.

Con riferimento ai principali sbocchi, gli USA registrano un aumento del +6,2%. Vivace dinamismo interessa soprattutto la Cina: le vendite di tessuti made in Italy crescono infatti del +22,1%; l’export verso il Dragone sommato al dato di Hong Kong (peraltro in aumento del +10,8%) risulta superiore ai 78 milioni di euro, quasi a pari merito con la Germania.  Continuando a scorrere l’elenco delle maggiori destinazioni, la Tunisia sale del +3,3%, la Spagna cresce invece del +13,8%, mentre il Portogallo del +3,9%. In contrazione, invece, Germania (-2,8%), Romania (-5,8%), Francia (-5,0%) e Turchia (-4,9%).

Nel 2016, invece, la tessitura made in Italy aveva fatto registrare un calo sui ritmi registrati nel 2015 (-0,9% su base annua) portandosi così il fatturato complessivo sui 7,84 miliardi di euro.

Guardando agli scambi con l’estero di tessuti, nell’arco dei dodici mesi, l’export era calato del -1,0%, con il fatturato estero attestatosi a poco meno di 4,3 miliardi di euro. Contestualmente, le importazioni dall’estero erano arretrate del -2,1%, passando a 2 miliardi.

A fronte del suddetto andamento del commercio con l’estero, l’attivo commerciale di comparto aveva confermato il valore del 2015, ovvero 2.294 milioni di euro. Il surplus della tessitura concorre, comunque, al 25,7% del saldo commerciale della filiera Tessile-Moda che, nel suo complesso, aveva registrato un fatturato complessivo di 8,9 miliardi di euro circa.

 

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