Cresce il fatturato dell’industria serica nel 2012

L’Industria Serica Comasca, in base ai primi dati di preconsuntivo che stanno emergendo, ha chiuso il 2012 con una crescita del fatturato pari all’incirca al 5%, pur in presenza di una lieve flessione dei volumi venduti (3 punti percentuali in meno).

Come già per il 2011, sono dati che collocano il Distretto lariano al di sopra della media registrata nel corso dell’anno per tutta la tessitura nazionale nel suo complesso. “Fa premio evidentemente la forte specializzazione e la spiccata vocazione esportativa delle ditte seriche”, dichiara Gianluca Brenna, Presidente del Gruppo Filiera Tessile di Confindustria Como.

La componente più dinamica, tra tutte le diverse tipologie che compongono il prodotto serico, è stata quella del tessuto per abbigliamento femminile destinato alla fascia più elevata del consumo, segnatamente in seta. La domanda è stata vivace sia da parte dei mercati esteri, sia da parte delle griffes nazionali, per produzioni “Made in Italy” che sono sempre più fortemente richieste in tutto il mondo.

Un andamento positivo parimenti è stato registrato per l’accessorio tessile (sciarperia, scialli, foulard, ecc.), che non ha interrotto l’evoluzione favorevole che lo caratterizza ormai da alcuni anni. Anche in questo caso la spinta maggiore è stata assicurata dai mercati esteri, per le produzioni più lussuose.

La cravatteria, viceversa, ha perso alcuni punti in termini di fatturato ed ha sofferto una significativa riduzione in termini di volumi e anche le produzioni man made per abbigliamento femminile, dopo un buon inizio di anno, hanno subito un progressivo rallentamento.

Per quanto concerne i mercati internazionali, che assorbono strutturalmente i due terzi circa del fatturato serico comasco, la Francia ha rafforzato la propria posizione, in virtù soprattutto dello sviluppo conseguito per gli accessori. La Germania e gli Stati Uniti hanno evidenziato risultati positivi, grazie rispettivamente al tessuto ed alla cravatteria/sciarperia. La Svizzera e la Cina hanno rallentato la loro crescita, la Spagna ha perso quota.

I risultati complessivi dell’industria, peraltro, sintetizzano l’esito di situazioni fortemente diversificate all’interno del settore, per effetto di un processo di selezione sempre più accentuato da parte del mercato ed esasperato dalle ostili condizioni del quadro macroeconomico (crescente pressione fiscale, crescente difficoltà di accesso al credito, deterioramento dei pagamenti da parte della clientela, ecc.). Si spiega quindi la coesistenza di attività in crescita, da un lato, e di ditte che viceversa inseguono l’efficienza e ristrutturano o di vere e proprie crisi aziendali, dall’altro.

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